RAFFAELLO SIMEONI

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TARANTA D'AMORE RECENSIONI1


""TARANTA D'AMORE" - Le recensioni




 

Luca Barachetti per www.sentireascoltare.com


Diventata nell'ultimo decennio autentico fenomeno di massa – con l'annessa retorica “sole-mare-vento” che ha reso il Salento una sorta di Shark El-Sheik di chi addita con disprezzo coloro che a Sharm el Sheik ci vanno davvero – la taranta rischia di perdere per strada tutta quella densità antropologica di tradizione e cultura che le ha permesso di superare numerosi secoli e altrettante barriere.
Serve dunque difenderla, ma meglio ancora darle nuova vita, per via contaminatoria o prestandosi ad un'operazione come quella che compiono Ambrogio Sparagna e l'Orchestra Popolare Italiana dell'Auditorium Parco della Musica di Roma in questo Taranta d'amore. Ovvero contaminare sì, ma non con musiche contemporanee, bensì mescolando tradizioni che fra i secoli dal centro Italia all'estremo sud hanno trovato nel ritmo ternario della taranta un comune filo rosso, aggiungendovi poi brani nuovi e autografi.
L'esito è un humus ben poco imbalsamo nelle stagnazioni filologiche ma fecondo di tracce al contempo viscerali ed eleganti, che aggiungono alla tensione terrigna d'origine l'imponenza energica di un ensemble numeroso e perfetto nell'esecuzione. Applauso dunque a Sparagna per il lavoro in fase di adattamento di spunti in nuce molto diversi fra loro (strambotti, pizziche, canti popolari romani e tanto altro) come di scrittura di nuove canzoni del tutto omogenee al resto (splendida Libera nos a malo). E applauso ai venti elementi dell'Orchestra tra zampogne, organetti, mandolini, chitarre battenti, ghironde, ciaramelle, tamburelli, violini e voci (di alcuni dei migliori cantanti popolari italiani: su tutti impossibile non segnalare la voce pastorale di Raffaello Simeoni).
Se c'è qualcosa da sostenere contro l'istituzionalizzazione da pro loco e il trionfo della didascalia da cartolina è proprio una pratica di futuro antico come questa. Ancor di più se realizzata a livelli così alti.

Roberto Paviglianti per "L'Isola che non c'era"


La musica popolare italiana è, da alcuni anni, nuovamente al centro dell’interesse di un ampio pubblico, voglioso di riassaporarne i significati persi nel tempo. Questo grazie a un nutrito gruppo di artisti ai quali va dato il merito di aver valorizzato un patrimonio inestimabile, che rischiava seriamente di finire in fondo al baule delle nostre preferenze. Tra questi Ambrogio Sparagna: musicista, etnomusicologo e compositore che da diverso tempo è impegnato nello studio e nella riproposizione di musiche tradizionali dello Stivale.
In Taranta d’amore lo vediamo alla guida dell’Orchestra Popolare Italiana dell’Auditorium Parco della Musica di Roma – ensemble che include una seria varietà di strumenti tipici come zampogna, mandoloncello, tamburello e organetto – alle prese con un repertorio teso a far luce sui modi espressivi e formali della tarantella, danza che racchiude in sé il patrimonio artistico di molte popolazioni dell’area centro-meridionale.
L’album si presenta come un viaggio di quattordici brani, registrati nel settembre 2009, alcuni ripresi da fonti storiche di canti popolari, altri riarrangiati o composti appositamente dallo stesso Sparagna. Ogni passaggio è pregno di passione, colmo di entusiasmo e fortemente legato a un idea di musica che non lascia indifferenti, per via di una serie di connotati e di rimandi a situazioni sociali lontane nel tempo, ma ben ferme nel nostro immaginario collettivo


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